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di Alessandro Pallavidini

Nel 2003 ho fondato il marchio PALLAVIDINI perché sentivo il bisogno di creare gioielli che fossero diversi da quelli che si possono trovare facilmente in commercio. Per me i gioielli hanno un valore non attribuibile solamente alla sfera economica, ma sopratutto al legame personale che la donna crea con il proprio oggetto.
Oggi mi trovo, dopo 30 anni di lavoro in azienda, a voler parlare al pubblico per raccontare la mia esperienza di imprenditore, ma soprattutto di creativo.

#1

La #donna è al centro del mondo: ho dedicato la mia vita all’universo femminile. È inaccettabile tutta questa violenza, frutto di estrema ignoranza, insicurezza, alterazione della natura umana. Tenere lontano i violenti dalle donne è solo un rimedio estremo, bisognerebbe intervenire prima che lo diventino. Isolare i cattivi esempi anziché farne degli eroi sarebbe il primo passo, far capire che i veri #valori sono legati ai #sentimenti autentici e non al materialismo, trasmettere che la famiglia e la scuola sono importanti, che il lavoro è un diritto e un dovere, che la droga è uguale a morte: tutto questo è alla base.
La mia missione lavorativa è diffondere l’idea che un #gioiello è un valore legato alla persona, che saperlo creare è pure un valore. Distacchiamoci dal mero desiderio di apparire, di vivere per il futile. Ricordiamoci che il potere del gioiello è in ciò che rappresenta, non in quanto si paga. W le donne, rispetto!

#2

“Ci sarà chi proverà a farti sentire inadeguato, chi ti farà venire i sensi di colpa, chi proverà a farti cambiare idea, chi ti rifiuterà, chi ti prenderà per pazzo e ti dimostrerà indifferenza. Ricordati di non tradire mai la tua idea e di seguire la tua strada.” Io non sono mai stato influenzabile, manipolabile e credo fortemente che il mondo sia una “palla che gira”. Falla girare dove vuoi tu.

#3

La mia azienda ha svolto un ruolo importante sul mercato nella produzione di gioielli, dalle origini negli anni 50, alla modernizzazione degli anni ’80, dove contavamo circa 120 addetti in totale, con una produzione mensile media di 80 kg di montature di alta gamma, fino a giungere alla struttura snella ed ultramoderna di oggi. Oggi la fabbrica è oggi aperta al pubblico ed è un punto di riferimento per tutti, a Valenza, e nel mondo.

#4

Il mercato dei gioielli è diviso in tre parti. Da un lato abbiamo brand internazionalmente riconosciuti che da una graduatoria su Google sono Cartier, Tiffany, Bulgari, Piaget, Harry Winston, De Beers, Chopard, Boucheron, Pomellato, Van Cleef & Arpels. Dall’altra parte abbiamo i conto terzisti, ovvero aziende di produzione medio/grandi che producono per questi brand. L’ultima fetta di mercato è occupata da aziende famigliari con un fatturato più contenuto, il cui valore non è il brand perché poco riconoscibile, ma il know how, l’artigianalità, soprattutto la differenziazione di prodotto che deve avere identità forte, mai simile a quella dei brand, con i quali non si può competere. A Valenza si è delineato uno scenario in cui i protagonisti sono i terzisti. Gli altri con identità debole spariranno, quelli con identità forte saranno costretti a trovare partner per andare a diminuire l’enorme forbice che si è creata con i brand.

#5

Mio nonno era un vigile urbano con la passione della pittura, mio papà un operaio, poi diventato imprenditore (vi racconterò più avanti come), mia mamma era l’unica ad avere due soldi perché possedeva un calzaturificio.
La mia infanzia, trascorsa in un modesto alloggio che oggi è il mio ufficio è stata come per molti fatta di poche cose, pochi giochi. Eppure ancora oggi mi sento bambino e tramite il prodotto che ho creato, legato al tema della sfera, mi rivolgo a donne che come me si sono realizzate con sacrificio e, come me, vogliono sentirsi libere di esprimersi senza maschera, come fanno i bambini.

#6

Perché sei caro? Perché pago stipendi, contributi, tasse, affitto negozi, adv, packaging, utilizzo materie prime di altissima gamma, il design, i brevetti , ho un marchio registrato che ha un valore a bilancio, ho un’assistenza post vendita, certificati GIA, ovviamente la manodopera italiana e la mia azienda opera alla luce del sole. Se tolgo tutte queste cose anch’io potrei farti risparmiare, ma non lo faccio perché mi rivolgo a Clienti che hanno una certa cultura e queste cose le capiscono. Chi vive nella troppa furbizia a volte paga di più in altro modo.
Libero mercato, libera scelta.
Il lusso si paga, ma si vive. Chi vuole l’apparenza si accontenta di poco.

#7

Trovo che investire in comunicazione cartacea, se non sei un colosso internazionale sia uno spreco di energie e soldi.
Il consumatore preferisce avere una qualita’ di prodotto e di servizio molto elevata, quando si rivolge ad un’azienda famigliare. Per cui sprecare a discapito dell’artigianalita’ può rivelarsi nocivo e provocare un effetto boomerang.
Adv Digitali in aree geografiche ristrette e target selezionati sono più contemporanei e mirati #pallavidini investe sulla continua ricerca, la carta resta agli alberi.

#8

Nella testa di tanti gufi sono fallito migliaia di volte, pensiero che scaturisce da un complesso di inferiorità. Nella mia testa gli altri fanno sempre qualcosa di grande, pensiero imprenditoriale.

#9

La donna che sceglie le nostre creazioni desidera essere libera da ogni condizionamento. Chi indossa una “palla” al collo, gioca ed entra in contatto con la propria essenza, chi si lascia condizionare dall’opinione degli altri o dai media vive con una “palla” al piede.

#10

Per comprare un gioiello ci vuole fiducia nei confronti di chi lo vende.
Non bisogna mai acquistare senza essersi informati prima sulla moralità e sulla serietà dell’azienda.
Inoltre, secondo il mio punto di vista, la regola principale è diffidare sempre di chi ha prezzi troppo bassi o fa sconti troppo alti.
Meglio spendere qualcosa in più che sprecare poco.

#12

Ritengo che una delle cose meno pericolose dei nostri tempi sia indossare gioielli. Chiudere un gioiello in cassaforte per paura di un furto è come non guidare l’automobile per paura di fare un incidente.
Un gioiello è qualcosa che ci rappresenta, non possiamo separarci da qualcosa di caro. Per questo PALLAVIDINI non è ostentazione ma un profondo simbolo di appartenenza.

#13
La mia voce… fuori dal coro

Sono una persona percettiva, attraverso una sensibilità che reputo più spiccata della media riesco ad intuire situazioni future, a cogliere i mutamenti di un mercato in rapidissima evoluzione. Con coraggio, perseveranza invento sempre, apro nuove strade, spesso insidiose, ma la cui meta mi dona grande soddisfazione: mi piacciono le sfide.
La mia fortuna è che gli altri spesso non capiscono le mie mosse, talvolta mi considerano un folle. Quando un competitor comincia ad apprezzare, comprendere, imitare, per me è tutto finito e sto già creando qualcosa di nuovo.

#14

Il gusto estetico dei gioielli e’ profondamente mutato nel corso dei decenni, così come sono mutati i look, le mode, il modo di vivere e di pensare. Negli anni 50 andavamo forme molto geometriche, negli anni 60 più fantasia, negli anni 70/80, forme voluminose con molto oro giallo e tante pietre, negli anni 90 l’avvento dell’oro bianco, la moda del Trilogy e prima della croce. Poi le forme sono diventate sempre più minimal, fino al gusto attuale vicino all’esaltare le pietre con il minimo del metallo, anche per un fattore di costi della materia prima. La nostra azienda ha cavalcato le varie epoche, sempre all’avanguardia, sempre anticipando i tempi.
Nella foto, mia nonna paterna Carolina Dogliotti e alcuni disegni fatti da mio padre negli anni 70.

#15

Era il 1957 quando mio padre Dario fu chiamato da Van Cleef & Arpels a Parigi per un eccellente posto di lavoro come designer. All’epoca era un operaio e lavorava per Luigi Guerci, il quale al rientro del suo viaggio gli propose di entrare in società perché anche lui aveva riconosciuto il suo talento. Mio padre accetto’ la proposta di Guerci e rinuncio’ al lavoro in Francia. Così nacque Guerci Pallavidini, la Rolls Royce delle montature, un’Azienda che ha fatto la storia di Valenza e del settore orafo, con oltre 800 brevetti di solitario. Mio padre e Guerci sono stati soci tutta la vita ed io porto avanti con passione quello che hanno creato, facendo tesoro di un’esperienza di decenni.

#16

Un gioiello e’ creatività, si parte sempre da un pezzo di carta bianco, dove si abbozza la prima idea. Poi si realizza il prototipo e a seguire tutte le fasi di lavorazione. Il momento più bello e’ vedere l’oggetro finito-indossato.
Il rivenditore, spesso di prodotti fatti in serie, non potrà mai avere la soddisfazione del creativo. In tutte le Boutiques PALLAVIDINI si vende solo ciò che parte da quel foglio bianco, da quell’idea, che non e’ altra che un’emozione vissuta.

#17

Non dimentichiamoci che la bellezza esiste e va amplificata perché e’ un dono divino. Chi la deturpa, chi si imbruttisce, chi la rifiuta per seguire modelli che ci propongono per indebolirci, si fa del male. L’arte dovrebbe appartenere a tutti, non solo a chi recita copioni suggeriti in modo fazioso, da chi vuole abolire la bellezza in nome di un fine satanico/massonico. Gli artisti del passato erano trasgressivi, ma erano loro stessi. Oggi c’è un filone da seguire o sei tagliato fuori.
Il mio impegno imprenditoriale e sociale e’ quello di creare bellezza per tutti.
La bellezza e’ soggettiva, ma per favore smettiamo di calpestarla, non facciamoci ingannare.

#18

Era l’inizio degli anni 80 quando la signora Gucci busso’ alle nostre porte per realizzare una serie di spille a tema farfalla. Questi sono i disegni originali fatti da mio papa’. La linea realizzata nel nostro atelier ebbe un grande successo e fu uno dei primi step di connubio tra il mondo della moda e quello dei gioielli. Quale sarà il futuro dei gioielli Gucci? Per noi e’ stata una parentesi, un momento di confronto costruttivo.